Il Parlamento europeo ha approvato martedì 15 settembre le raccomandazioni della Commissione speciale sullo Scudo europeo per la democrazia (EUDS), con 420 voti a favore, 220 contrari e 26 astensioni. Il voto della plenaria dà il via libera a una serie di raccomandazioni pratiche volte a rafforzare la capacità dell’Unione europea di proteggere le proprie istituzioni democratiche dalle interferenze straniere, dalla disinformazione e dalle minacce ibride. La commissione speciale del Parlamento è stata istituita nel dicembre 2024 con il compito di valutare l’intensificarsi e l’impatto delle attività ostili contro l’UE, come la manipolazione e l’interferenza di informazioni straniere (FIMI), gli attacchi ibridi e le campagne coordinate di disinformazione.
Come sottolinea l’eurocamera in una nota, le raccomandazioni puntano soprattutto a rafforzare e coordinare meglio gli strumenti di cui l’Unione già dispone, evitando sovrapposizioni e dispersioni. La relazione approvata dall’Eurocamera, infatti, non sostituisce né duplica la proposta della Commissione e si innesta sullo European Democracy Shield presentato dalla Commissione il 12 novembre 2025, nel tentativo di rafforzarne alcuni elementi, in particolare il Centro europeo per la resilienza democratica.
Tra le proposte principali indicate dal Parlamento europeo vi è un rafforzamento del Centro europeo per la resilienza democratica che deve essere concepito come un “centro di eccellenza” indipendente incaricato di contrastare le manipolazioni e le ingerenze straniere nello spazio informativo e di coordinare le iniziative adottate a livello nazionale.
Secondo il Parlamento, la nuova struttura non dovrebbe duplicare gli strumenti già esistenti, ma riunire in un’unica entità le attività attualmente disperse tra diversi organismi europei, dotandole di una visione comune, di un mandato definito, di risorse proprie e di una chiara capacità di intervento. I deputati chiedono inoltre che la partecipazione al Centro sia obbligatoria per tutti gli Stati membri e che venga garantito un adeguato controllo parlamentare.
Metsola: “Non ci fermeremo nel difendere le nostre democrazie”
“Abbiamo mandato il segnale più forte possibile. Non ci fermeremo nel difendere le nostre democrazie”, ha affermato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, parlando ai giornalisti in conferenza stampa dopo il voto alla plenaria di Strasburgo. La presidente dell’Eurocamera ha sottolineato come l’approvazione delle raccomandazioni sia arrivata proprio nella Giornata internazionale della democrazia, in un momento segnato dal moltiplicarsi delle minacce ibride contro i Paesi europei.
Metsola ha richiamato in particolare i recenti episodi legati ai droni e alle violazioni dello spazio aereo europeo, sottolineando come mostrino “fino a che punto arrivano gli attori ostili” e quanto le minacce siano diventate sempre più sofisticate. Per la presidente del Parlamento, queste non riguardano soltanto le infrastrutture, ma colpiscono anche “le società, le istituzioni e le persone”.
È proprio per rispondere alla crescita delle interferenze straniere, delle manipolazioni, degli attacchi ibridi e della disinformazione che il Parlamento europeo ha istituito la Commissione speciale sullo Scudo per la democrazia. Con il voto di martedì, ha ricordato Metsola, l’Eurocamera ha approvato “raccomandazioni concrete per rafforzare la nostra resilienza democratica”.
Tra le misure evidenziate dalla presidente figurano sanzioni più ampie contro chi facilita la diffusione della disinformazione, compresa la Russia e altri attori ostili, e un’applicazione più efficace della legislazione europea già in vigore.
“Bisogna difendere la democrazia. È un principio semplice: ci vuole una risposta collettiva europea”, ha affermato Metsola, ricordando che “le minacce ibride non si fermano alle frontiere nazionali”. Secondo la politica maltese del Partito popolare europeo (PPE), “la risposta di questo Parlamento oggi è chiarissima: non ci faremo intimidire, dividere, saremo uniti. Perché siamo più forti quando siamo uniti”.
Trasformare la resilienza democratica in capacità operativa
Il relatore del dossier, l’eurodeputato svedese del PPE Tomas Tobé, ha posto l’accento soprattutto sulla necessità di trasformare la resilienza democratica in una vera capacità operativa europea. Intervenendo in conferenza stampa al fianco di Metsola, Tobé ha affermato che “la difesa della democrazia non è più una questione marginale della politica europea”. A suo dire non è possibile “continuare a essere ingenui rispetto all’ambiente in cui agiamo”. L’eurodeputato svedese ha ricordato le interferenze, i cyberattacchi e i tentativi di divisione che interessano sempre più frequentemente gli Stati membri.
Il relatore ha citato anche il caso della Svezia – che domenica ha votato per l’elezione del Parlamento – dove sono stati segnalati account troll sospetti impegnati a influenzare il dibattito pubblico, e quello delle elezioni presidenziali in Romania del 2024.
Per Tobé, il principale attore ostile resta la Russia, accusata di investire ingenti risorse in campagne volte non soltanto a sostenere l’aggressione contro l’Ucraina, ma anche a indebolire le democrazie europee dall’interno.
Tra i punti centrali della relazione, Tobé ha indicato proprio il nuovo Centro europeo per la resilienza democratica. “È cruciale”, ha spiegato. “Chiediamo di raccogliere le capacità esistenti dell’UE, mettendole in un unico centro, per valutare la situazione, dare consigli. Vogliamo un centro che sappia agire”.
L’obiettivo è quindi superare la frammentazione attuale e concentrare in un’unica struttura competenze, analisi e capacità di risposta, mettendo in rete gli strumenti già esistenti e garantendo un maggiore coinvolgimento degli Stati membri.
Tobé ha inoltre respinto l’idea che ogni contenuto o operazione online possa essere ricondotto alla libertà di espressione. “Non accettiamo le fabbriche di troll russi come libertà di espressione”, ha affermato, ricordando che l’Unione dispone già di una legislazione per affrontare il potere delle grandi piattaforme tecnologiche, ma che gli strumenti esistenti devono essere applicati in modo più incisivo.
Il relatore ha infine insistito sulla necessità di rafforzare la cooperazione europea anche sul terreno elettorale. Pur riconoscendo che l’organizzazione delle elezioni resta competenza degli Stati membri, Tobé ha proposto esercitazioni comuni contro i cyberattacchi e la classificazione delle infrastrutture elettorali come infrastrutture critiche, così da proteggerle meglio da operazioni ostili.
“Accogliamo quello che abbiamo visto dalla Commissione europea, ma lanciamo un appello per uno Scudo democratico europeo ancora più forte”, ha concluso.
Mosca principale fonte di minacce ibride
Come sottolineato sia da Metsola che dal relatore Tobé, la Russia è considerata una delle principali minacce esterne dalle democrazie europee. Nella relazione, il Parlamento europeo accusa Mosca di frequentemente attacchi ibridi contro infrastrutture critiche europee attraverso operazioni informatiche, sabotaggi fisici, incendi dolosi, attività di spionaggio e disturbi dei segnali.
Il documento richiama anche attività analoghe attribuite a Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord e chiede all’Unione di rafforzare la propria capacità di risposta.
I deputati sollecitano inoltre un ampliamento delle sanzioni nei confronti di soggetti che facilitano campagne di disinformazione o contribuiscono all’elusione delle misure restrittive già adottate dall’Ue.
La relazione condanna anche la “lista nera” stilata dalla Russia contro funzionari europei, giornalisti ed eurodeputati per ragioni politiche, descrivendola come uno degli strumenti utilizzati da Mosca nell’ambito della propria strategia di guerra ibrida.
La maggior parte delle operazioni di interferenza avviene ormai nello spazio digitale. Per questo il Parlamento chiede soprattutto una più rigorosa applicazione delle norme già esistenti, in particolare il Digital Services Act e l’AI Act, piuttosto che l’introduzione di nuova legislazione.
L’obiettivo è aumentare la responsabilità delle grandi piattaforme digitali e costringerle a intervenire con maggiore efficacia contro le ingerenze elettorali, comprese quelle realizzate attraverso reti di bot e sistemi automatizzati.
La relazione insiste inoltre sulla necessità di tutelare il dibattito democratico senza comprimere i diritti fondamentali. In questo quadro, il Parlamento sottolinea che la libertà di espressione e di informazione sono diritti riconosciuti alle persone e non alle macchine, ponendo così l’accento sul crescente ruolo dei sistemi automatizzati nella diffusione di contenuti manipolativi e nelle campagne di influenza.

